Un po' di storia

Quella del sake è una storia lunga 2000 anni. Considerata una bevanda sacra, veniva offerta agli dei, e agli imperatori. La gente comune usava bere il sake durante le feste religiose per sentirsi in contatto con gli dei, un po’ come in un rito sciamanico.

 

Nel tempo, la produzione del sake è passata in mano ai templi buddisti e scintoisti.

Qui si cominciano a vedere le prime sperimentazioni e la volontà di creare diversi tipi di sake. Le tecniche di produzione e fermentazione si sono man mano perfezionate.

 

E' nel periodo Edo (1603-1868) che molte di queste tecniche hanno trovato la loro massima espressione. Molte delle tecniche introdotte in questo periodo infatti sono ancora in uso oggigiorno. Tra tutte le migliorie apportate al sake nel  periodo Edo bisogna assolutamente citare quella che noi chiamiamo pastorizzazione. Il biologo francese Pasteur scoprì questo processo nel XIX secolo ma i giapponesi usavano lo stesso principio già dal XVII secolo. Avevano capito che, scaldando il sake, potevano impedire che si rovinasse e andasse a male. In giapponese questo processo viene chiamato Hi-Ire 火入れ.

Il sake fece il suo ufficiale in Occidente nel 1872 durante l’Esposizione Internazionale di Vienna con il nome di Nihonshu. Nihonshu significa alcol giapponese ed è il modo più corretto di riferirsi a questa bevanda. La parola sake infatti letteralmente significa alcol e quindi indica ogni bevanda che abbia una gradazione alcolica. 

Oggi il sake è famoso in tutto il mondo e ci sono cantine non solo in Giappone, ma anche in diversi Paesi asiatici, in Europa, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Esistono vari tipi di sake, alcuni più moderni altri vecchi di secoli. Ed è questa varietà di stili, unita all’attenzione per i dettagli tipicamente giapponese, che avvicina al sake sempre più persone ogni giorno.