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Curiosità

 

Il sake ha una storia lunga e piena curiosità.

In questa sezione voglio condividere con voi alcuni dei miei aneddoti preferiti.

Sake o nihonshu?

Partiamo dal nome di questa deliziosa bevanda. Nel mondo è conosciuta come sake, ma non viene chiamata così nel suo Paese di origine. In giapponese, la parola “sake” significa “alcol” o “bevanda alcolica”. Il termine corretto infatti è nihonshu, che significa “alcol giapponese”. In grandi città come Tokyo e Osaka, dove di solito ci sono più turisti, i giapponesi sono abituati a sentire la parola sake e solitamente sanno a cosa ci si riferisce. Ma in città più piccole o bar ed izakaya meno frequentate da stranieri, se si chiede del sake, potrebbe creare qualche confusione.

È un po’ come entrare in un bar e chiedere “un bicchiere di alcol per favore!” Immaginatevi la faccia confusa (e probabilmente divertita) del barista!

L’ingrediente segreto

Circa mille anni fa, quando il sake era principalmente prodotto nei templi, veniva usato un ingrediente molto particolare: la saliva!

Avevano capito che, masticandolo, il riso diventa più dolce. La saliva contiene enzimi che aiutano il processo di saccarificazione, che oggigiorno è compiuto dalla muffa koji.

A prendersi cura di questo delicato processo erano giovani ragazze ed essere chiamate per prendere parte a questo processo era considerato un vero e proprio onore. A quel tempo infatti, il sake veniva principalmente usato come offerta sacra per gli dei e durante riti religiosi.

Potete stare tranquilli, la saliva non viene più usata da secoli. Questo ingrediente segreto è soltanto un buffo aneddoto!

Nigori: una tradizione moderna

Negli ultimi anni, alcuni tipi di sake stanno diventando molto popolari, soprattutto fuori dal Giappone, come ad esempio il sake di tipo nigori. Nigori è il sake dal colore e dall’aspetto lattiginoso.

Solitamente dopo la fermentazione, il composto viene pressato in modo da separare la pasta di riso dal liquido (il sake). Il nigori invece può essere ottenuto utilizzando una tela grezza che lasci passare parte della pasta di riso, o semplicemente, alla fine della regolare pressatura, reintroducendo parte di essa nel sake.

La cosa interessante è che, secoli fa, tutto il sake era nigori. All’epoca le tecniche di produzione del sake non erano sofisticate come quelle odierne e il sake veniva bevuto così com'era dopo la fermentazione. 

Ultimamente il nigori sta avendo un grande successo ed è spesso utilizzato per creare cocktails. E' buffo come nella storia molte cose si ripetano o vengano riscoperte. Da bevanda di tutti i giorni a trend, il nigori sta avendo un ruolo molto importante nella storia del sake. 

La verità sul sake caldo

Il sake caldo ha, suo malgrado, una brutta reputazione e molti credono che il sake venga scaldato per coprire il fatto che sia di bassa qualità. Ma le cose non stanno affatto così!

Secoli fa i giapponesi hanno imparato dalla tradizione cinese che il cibo (e le bevande) vanno consumate calde per mantenere la temperatura del corpo calda, soprattutto durante i lunghi inverni. A pensarci bene, un buon bicchiere di sake caldo in una giornata fredda non può dare che sollievo! 

Il sake può essere consumato freddo, a temperatura ambiente o caldo. Di solito la scelta dipende dalla stagione, dal cibo o semplicemente dalle nostre preferenze.

Scaldare il sake ne esalta il sapore, e quindi può capitare che in alcuni posti usino questa tecnica per “coprirne” la qualità, ma non è assolutamente il suo scopo principale!